Emilia Romagna: rimbocchiamoci le maniche

Dalle montagne dell’Appennino alle spiagge infinite della Riviera, passando per le città d’arte; la varietà dell’Emilia-Romagna è la sua ricchezza. Gente sincera senza peli sulla lingua. E il futuro di Inarcassa si affronta rimboccandosi le maniche con un principio di fondo: “non pensare al proprio orticello, ma guardare al bene comune”. E’ così che Ilaria ha dato via al nostro incontro. Nell’emergenza generata dal Covid19, come nelle difficoltà di un’economia depressa, premiare i professionisti regolari e garantire una pensione ai giovani devono essere le priorità della Cassa e senz’altro lo sono per Dicosì. Bisogna lavorare anche su una corretta comunicazione, che Ilaria vorrebbe più ‘smart’, cordiale e diretta verso gli associati, a partire dalle risposte telefoniche del Call Center.

Gli interventi avviati con gli 8 milioni stanziati a marzo dal CdA – prosegue Fulvio – attendono di essere portati a compimento con il via libera dei ministeri all’impiego dei 100 milioni. Un’attesa penosa che – propone – si potrebbe colmare con la creazione di un fondo extra, esterno al patrimonio della Cassa, da alimentare annualmente. Una vera sfida, considerato l’ordinamento attuale dell’Ente! Ma se davvero vogliamo guardare al futuro bisognerà, passata la bufera Covid, aumentare ‘dolcemente’ il contributo soggettivo.

Anche Massimiliano pensa ad interventi correttivi che possano continuare a garantire l’adeguatezza delle pensioni: perché non compensare la diminuzione del gettito contributivo, dovuto alla riduzione dei redditi, con una contribuzione figurativa? Ovviamente occorrerebbe calibrare bene costi e benefici.

Altra considerazione, con lo stesso fine, viene da una voce nuova. Quella di Silvio, neo delegato di soli 32 anni, fra i più giovani eletti in CND, che ha impressionato e coinvolto tutti con il suo entusiasmo: ‘Mi sono iscritto alla Cassa a 23 anni e credo profondamente nella libera professione’. Per lui, la contribuzione volontaria è una chiave sostanziale per incrementare la pensione.

“Beata ignoranza: mi interessano tutti gli argomenti”. Anche Marco è un neo delegato ed è venuto ad incontrarci per la prima volta. Pone l’attenzione su quanto sia complesso per un libero professionista comprendere i meccanismi della previdenza e la natura di Inarcassa, così diversa da quella ordinistica con cui spesso viene confusa. Sul sito della Cassa c’è tutto, ma trovare le informazioni dovrebbe essere più intuitivo ed immediato.

Lucio interviene, invece, sull’utilità di agevolare i versamenti, studiando forme di pagamento che garantiscano verifica, tracciabilità e certezze da proporre agli associati. Anche se i professionisti, per versare i contributi devono lavorare. C’è bisogno di semplificare il codice degli appalti e dei contratti. In ultimo, nonostante ne comprenda la complessità, occorrerebbe istituire commissioni di monitoraggio per tutte le Partecipate, onde evitare quanto accaduto per Bio-On. Va migliorato infine il livello qualitativo del Call Center, a volte sottotono, come già indicato da Ilaria. Giuliano è pessimista: ‘mi aspetto tempi duri – dice – per cui occorre stare attenti’. E dato il periodo, forse non ha tutti i torti.

Altri temi caldi, sentiti da Marco e Fulvio, sono l’auspicata reintroduzione dei minimi tariffari e la riduzione della ritenuta d’acconto, che ci riportano al binomio lavoro previdenza e al ruolo che la Fondazione dovrà giocare, con rinnovato impegno, nella difesa delle nostre professioni. Un impegno che Dicosì ha già nel suo programma.