È uscito oggi l’editoriale del Presidente Santoro sul numero 1/2020 della rivista di Inarcassa.

Se si dovesse dar retta ai soloni che si aggirano attorno ad Inarcassa in epoca elettorale, questo editoriale sarebbe una pagina bianca. Inarcassa, i suoi amministratori, il personale e gli operatori del settore vengono quotidianamente attaccati su tutto e il contrario di tutto.
Deliberiamo un taglio ai tassi di interesse annui da applicare ai piani di rateazione? Non va bene. Organizziamo un faticoso roadshow in dodici città, con RBM, per diffondere informazioni sulla polizza sanitaria? Non va bene neanche questo. Facciamo educazione previdenziale? Sui nostri seminari formativi si riversano gli strali dei candidati, anche se sono cinque anni – non cinque mesi – che lo facciamo, tanto che abbiamo ormai coperto duecento Ordini in tutta Italia. La macchina del fango, per sollecitare una generica spinta al cambiamento – che De Gaulle definiva con ironia “Vasto Programma” – interpretando ciascuno a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice ben poco. Il cambiamento porta lontano solamente se ci si misura con problemi reali, esaminati in modo obiettivo e non partigiano. È nell’analisi rigorosa, nella discussione anche accesa, che si ritrova l’essenza del lavoro del Comitato. Lavoro che è chiamato a produrre non demagogia ma un bene collettivo: la previdenza.

Solamente se sapremo diffondere con convinzione questo spirito, l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione potrà assumere un’autentica valenza di condivisione e democrazia. La Rete offre accessi preziosi e inedite possibilità individuali di espressione ma anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione reale, senza i livelli intermedi, chiamati a gestire ed interpretare l’interesse comune. I delegati non hanno vincolo di mandato: sarà solo il loro orgoglio ad essere all’altezza di questo grande istituto di democrazia.

Inarcassa va difesa: all’interno e all’esterno, poiché essa rappresenta il futuro di tutti i liberi professionisti architetti e ingegneri. In forza di quali attribuzioni un ente pubblico terzo, che dovrebbe tutelare la pubblica fede, la formazione obbligatoria e il rispetto della deontologia professionale, si intromette nella definizione della governance di un ente privato previdenziale? Inarcassa va rispettata: prima di tutto da noi Delegati, in ogni luogo, in ogni sede, in ogni momento. Va rafforzata: una Cassa più solida e autorevole significa architetti e ingegneri che contano di più.

Cambiamo passo, e da subito. Riversiamo le nostre energie nella ricerca delle migliori soluzioni per il risparmio previdenziale – che nessuno dovrebbe mai chiamare tassa – senza mortificare chi, con grande difficoltà, rispetta le regole che ci siamo democraticamente dati e chi, pur con altrettanti sacrifici, non riesce sempre ad ottemperare ai medesimi obblighi. E il nostro compito è quello di tutelare i diritti dei primi e sostenere l’impegno dei secondi.

Giuseppe Santoro