Sicilia, gli estremi si toccano sempre.

Difficile parlare di quelle che, negli anni Settanta il Colonnello Bernacca definiva ‘le Isole’.  Non siamo solo questo. La Sicilia è la mia Terra, che rivendico con orgoglio, sperando, ancora oggi di non incorrere nelle rimostranze dal resto d’Italia. Sono e resto – fino al prossimo 9 luglio 2020 – il presidente di una formidabile Cassa di previdenza che ha fatto onore, con la sua specchiata lealtà, ad ognuno di noi. Una Cassa che in questi anni ha dato prova di onestà, rettitudine e coraggio che nessun Paese al mondo potrà mai smentire. Così siamo noi: gente pulita, liberi professionisti architetti e ingegneri onesti e volenterosi; pronti a sfinirsi per le idee. E la Storia ci è testimone. E’ stato un incontro colmo di partecipanti appassionati e sicuri, come tanti altri del resto. Nord, Centro e Sud uniti per il bene comune. E’ questa la previdenza in cui crede Dicosì.

Per Gaetano, la Sicilia è un gruppo aperto al dialogo, sempre pronto al confronto. Certo, la Fondazione ha un incarico gravoso e forse, sarebbe più giusto sgravarla di alcuni impegni, senza al contempo limitare la sua sfera d’azione. Occorrerà rivedere lo Statuto – dice Gaetano – e tutta la struttura organizzativa. Il personale della Fondazione dovrebbe essere alle dipendenze di Inarcassa con un Centro studi capace di competere le migliori eccellenze del settore. Vero. E Dicosì ce la metterà tutta, ma servirà l’aiuto di ogni delegato d’Italia, da Nord a Sud e viceversa.

Anche per Maurizio l’impegno dovrà concentrarsi sulla professione che ‘è molto cambiata’, così come l’attività di analisi fatta dalla Fondazione dovrà cambiare completamente visto che oggi pare essere un doppione di alcune attività del CNAPPC. A che serve dunque? Vorrebbe, finalmente, cercar di interpretare il TFR e/o la contribuzione volontaria per un libero professionista. Michele, catanese come Dicosì, si aspettava ‘proposte concrete dallo Stato per i professionisti e non contributi a pioggia che non servono proprio a nulla’ e si chiede: lo Stato dov’è? E se lo chiedono i milioni di italiani che pagano regolarmente le tasse. E bisognerebbe adottare l’Ipotesi di utilizzo dell’1% aggiuntivo al 4% sul contributo integrativo. A che serve altrimenti declinare la parola Welfare in modo nuovo e aggiuntivo’?

Marco ribadisce che l’attività di lobby per la Fondazione ha avuto efficacia fintanto che la filiera con la categoria tecnica ha prodotto sinergia. Mentre la delicata questione del ‘pendolarismo’ sarà da approfondire anche in misura del reddito. Allora, bisognerà analizzare con cura coloro che sono costretti a cancellarsi per pochi giorni, cosa ingiusta anche per Michele messinese, come per Dicosì.

Per Paolo, invece serve ‘automatizzare’ gli sforzi fra Enti: la Fondazione deve rivendicare la regola de ‘1 testa e 1 lavoro’ per non far prevalere la concorrenza sleale con i dipendenti e gli onorari, che dovranno essere commisurati alle regole europee per riuscire ad essere veramente competitivi.

Anche Danilo è critico con il Legislatore, che ha favorito la doppia professione e che, con il regime forfettario, ha prodotto una profonda sperequazione tra gli iscritti.

Per Pietro, il contributo volontario non è la soluzione o l’unica, quanto meno al Sud. Basti guardare i redditi veramente molto bassi. Una visione più strategica dovrebbe invece farci riflettere su ‘come agire sul tasso di capitalizzazione. ‘Solo con il 14.5% del contributo soggettivo – ribadisce – sarà possibile farcela davvero?’. Antonio sottolinea che Inarcassa si fa ancora sentire troppo poco. ‘Gli iscritti, evidenzia, non si aggiornano. E questo non è soltanto un problema di poca professionalità ma anche di mancanza di professione’. ‘Attenzione – ammonisce – alla disparità tra chi usufruisce della flat tax e tutti gli altri. Salvatore, sindaco delegato esperto che ben conosce la normativa della nostra Cassa, ci ricorda che i ministeri vigilanti presenti in Consiglio in qualità di Revisori dei Conti, apprezzano molto il ruolo di Inarcassa. E questo fa onore a Dicosì, che non da oggi si impegna per farne crescere la buona ‘reputazione’ a tutti i livelli e in tutte le sedi competenti.

Tuttavia, per Salvatore ennese il nuovo quinquennio non sembra prospettarsi ‘di tutto riposo’. Noi di Dicosi lo sappiamo bene. Il Covid ha stravolto il futuro. La figura della professione cambierà anche se ancora non ci è dato sapere come. Preoccupano ogni delegato responsabile di una sana e onesta gestione, gli anticipi finanziari da parte delle Casse, senza sapere quando rientreranno le enormi cifre stanziate per fornire ai nostri associati i bonus di 600€ emessi in questi mesi. Inarcassa, dal punto di vista professionale è lo specchio di una società completamente in evoluzione: il lavoro sarà sempre più ‘evanescente’ e tra non molto tempo, rimarranno di concreto solo le pensioni che saranno sempre più basse. Per questo, coloro che guideranno la Cassa per i prossimi anni, avranno il dovere di prestare la massima attenzione all’adeguatezza delle prestazioni future.

Per Gianluca bisogna, sin d’ora, organizzare dei seminari con gli Ordini e con la Fondazione, per sfatare definitivamente l’idea, che molti colleghi ancora hanno, conoscendo poco, che Inarcassa sia un ‘nemico’. Dicosì dovrà informare di più, in un momento come questo, in cui il lavoro potrebbe avere una svolta sostanziale anche grazie, ad esempio, all’ecobonus.

E’ fondamentale essere ottimisti, sottolinea Salvatore ragusano, facendo estrema attenzione alla ricostruzione delle carriere, alla deroga, al pendolarismo e al tema centrale del montante contributivo. Queste sono opportunità che, secondo lui, potrebbero colmare parte delle lacune fra Nord e Sud, poiché in Italia ‘viaggiamo ancora con due ‘odiose’ velocità’.

Il libero professionista, architetto o ingegnere che sia, dovrà essere attratto da Inarcassa – dice Salvatore nisseno – e ogni delegato avrà il dovere morale di farlo sentire più vicino al nostro Ente che dovrà essere sempre più un punto di riferimento in termini di sicurezza previdenziale, di assistenza e perché no, di sincera amicizia. Difficile dargli torto. Alla luce di questo incontro appassionato e in un’epoca di populismo imperante gonfio di slogan e privo di contenuti, mi è difficile discostarmi dalla mia Terra che ancora una volta si dimostra ricca di proposte proiettate in un futuro di unità, coesione e solidarietà. Una Terra pronta a legare gli estremi, senza contrapposizioni e senza sterili polemiche. Pronta a ‘chinarsi quando passa la piena’ – calati juncu ca passa la china –  per poi rialzarsi con orgoglio e dignità.